
Quotidiano di informazione indipendente dell'Alto Sangro

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Critica o Libertà
Quando qualcuno mette in discussione le nostre certezze o decisioni, spesso ci appare fastidioso. E nell’epoca in cui un Capo di Stato può dare della «stupida» a una giornalista che fa domande troppo incalzanti, o un docente universitario può essere censurato per aver espresso perplessità su una riforma importante, diventa ancora più semplice liquidare il dissenso come un inutile disturbo. In un contesto simile, dove chi la pensa diversamente viene zittito attaccando la persona anziché le idee, chi critica appare facilmente come un brontolone, un rompiscatole che non ha altro da fare nella vita. D’altronde, se questi sono gli esempi forniti dalle Istituzioni, perché mai noi dovremmo privarci di quel dolce gusto di mettere a tacere chi ci disturba con le sue opinioni non richieste?
Eppure dovremmo essere debitori a chi ha il coraggio di mettere in dubbio ciò che tutti danno per scontato, a chi davanti ad un’imposizione chiede “perché?” anziché dire “vabbè”; poiché in quel momento non si sta solo lamentando, anzi, sta lottando per la libertà di ognuno (che si sia d’accordo o meno con ciò che sostiene). Cerchiamo di capire perché:
Vivere in un mondo complesso ci costringe inevitabilmente a dover delegare alcune delle nostre decisioni ad altri individui più competenti di noi in certi campi particolari. Senza ricorrere a esempi complicati, quasi tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto bisogno del parere di un medico, di un architetto, di un avvocato o di un meccanico. È ovvio che una sola vita non è sufficiente per sviluppare una conoscenza approfondita in ciascuno di questi ambiti che compongono la nostra quotidianità, e così delegare ad altri le nostre scelte alle volte diventa necessario. Ma quindi, che cos’è la critica? La critica non nasce dalla presunzione di conoscere tutto, bensì da un dubbio più sottile e impellente: “siamo sicuri che questo sia l’unico modo per fare bene questa cosa?”. Sia chiaro, assumere un atteggiamento critico non vuol dire dubitare di tutto, ma cercare di capire se tutto sia stato fatto nel modo corretto. Significa mettere un punto di domanda laddove altri metterebbero un punto fermo, e questo va a vantaggio di tutti.
Parlare di “lotta per la libertà” non ci apparirà un’esagerazione se ora mettiamo da parte quell’insieme di piccoli problemi pratici che ci coinvolgono nella vita di tutti i giorni e volgiamo lo sguardo a questioni ben più ampie come, ad esempio, la gestione della cosa pubblica. Per lo stesso ragionamento di prima, anche l’amministrazione pubblica (di qualunque livello) richiede la delega delle nostre volontà ad attori più competenti di noi, ma con una variante abbastanza significativa: se a fidarmi di una diagnosi sbagliata posso rimetterci io in prima persona, quando sbaglia un amministratore pubblico può rimetterci una comunità intera. La delega — e ciò è opportuno evidenziarlo col pennarello giallo — implica sempre una cessione di potere ad un altro soggetto; per questa ragione dovremmo diffidare dal dire sempre “sì”, non per riottosità o per recalcitranza, ma per buon senso. Gli errori non si fanno sempre in cattiva fede, e ciò possiamo sperimentarlo tutti.
Assumere un atteggiamento critico è fondamentale quando si affida il governo della propria vita ad altri, non perché chi governa sia cattivo di natura, non per anarchismo, ma perché spesso (e la Storia d’Italia qui ci dice molto) chi è abituato a sentirsi dire troppi “sì” può essere tentato a credere di poter anche stabilire cosa è giusto e cosa no, cosa è vero e cosa è falso, a prescindere dalle evidenze. E quando qualcuno in alto nella gerarchia (ma non solo) vive con queste convinzioni, beh, la Libertà trema. Perciò domandiamo: “è vero quello che stanno raccontando?” “questa era davvero l’unica decisione opportuna? O si poteva fare in un’altra maniera?” “questa decisione va a vantaggio di tutti o di pochi?”.
Piuttosto che criticare chi critica, sarebbe più appropriato diffidare da chi fa della sua vita una sublime arte del lecchinage, che è ben più pericoloso, e cominciare a considerare chi fa domande una benedizione per la Democrazia e magari iniziare anche noi a farne.
Chi fa domande, chi critica, è fastidioso perché può svegliare la coscienza pubblica da quel sonno passivizzante che potrebbe renderci schiavi di quegli stessi uomini a cui abbiamo delegato la nostra volontà. Essere svegliati è sempre un po’ odioso. Ma chi dorme, nel migliore dei casi, non piglia pesci; nel peggiore, diventa il pescato del giorno.