CASTEL DI SANGRO, TRA TRADIZIONE, PRESENTE E FUTURO.

Castel di Sangro come è noto negli ultimi anni ha visto una grande espansione. Accanto al commercio che rappresenta da sempre il settore trainante dell’economia locale si è affiancato il turismo, anche se in grande percentuale il target delle presenze è composto da turisti provenienti dall’area campana.

Riprendendo una vecchia canzone di Venditti, il quale diceva che “Torino è Napoli che va in montagna”, gli si può replicare che questo primato appartiene a noi.

In merito al fenomeno turistico l’opinione pubblica è spaccata in due. Da una parte ci sono quelli che riconoscono nello sviluppo una forma di progresso che ha nel capoluogo dell’Alto Sangro il suo centro e rappresenta un volano per tutta l’area circostante.

Mentre altri, più scettici, dicono che la crescita, che ha strappato Castel di Sangro dal declino delle aree interne, ha però dato luogo a diverse criticità delle quali si dovrebbe tener conto.

Come anticipato, il turismo recentemente ha rivoluzionato l’economia locale, soprattutto per quanto riguarda Castel di Sangro, mentre i comuni montani limitrofi hanno conosciuto questo fenomeno molti anni prima. Infatti, già agli inizi del secolo scorso, la nobiltà dell’epoca frequentava Roccaraso dove venivano costruiti i primi alberghi.

Mentre nella vallata gli ospiti sono cominciati ad arrivare più recentemente, tant’è che fino a non molti anni fa le strutture ricettive erano poche.

L’inversione di tendenza che ha interessato il capoluogo dell’Alto Sangro ha visto spuntare come funghi alberghi, bed and breakfast e case vacanza. Questo ha comportato una lievitazione dei prezzi degli affitti che ha compromesso le capacità ricettive del comune per quanto riguarda gli alloggi ad uso non turistico, nonostante il settore dell’edilizia residenziale stia vivendo un momento florido.

La mancanza di aree di sosta per i camper fa sì che chi si sposta con questi mezzi parcheggi nei punti più disparati della città.

La massiccia presenza di ospiti, soprattutto in concomitanza con il ritiro del Napoli calcio, innesca delle criticità per quanto riguarda l’ordine pubblico, il traffico, l’igiene e la salubrità dei luoghi, nonostante l’impegno degli operatori ecologici.

Anche la rete fognaria probabilmente è sottodimensionata rispetto alle utenze nei periodi di alta stagione.

Per la complessità del tema, glisso sul problema dell’ospedale che meriterebbe un discorso a parte.

In ultimo, ma non per importanza, non si può continuare a pensare che Castel di Sangro sia un’isola felice. Probabilmente, accanto alla microcriminalità che ha conosciuto negli ultimi anni una consistente espansione, la crescita economica del territorio ha attirato anche interessi da parte di persone di dubbia moralità.

A chiosa, condividendo il pensiero di molti, se da un lato è in corso uno sviluppo nei termini descritti, guardando non solo al bicchiere mezzo pieno si può asserire che non sono tutte rose e viole.

Però, a mio avviso, per tanti castellani autoctoni un problema non da poco è dato dalla perdita della propria identità. È come se, a causa della massiccia presenza di forestieri, il posto avesse perso la sua specificità, diventando un luogo anonimo, staccato dal rapporto con il contorno sociale, con una tradizione, con una storia.

Volendo offrire una spiegazione, ritengo che soprattutto negli ultimi anni si sia puntato di più sulla quantità piuttosto che sulla qualità, con l’obiettivo di far lievitare le presenze, invece di scommettere sulla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale.

Negli ultimi periodi le manifestazioni per l’intrattenimento ammiccano al pubblico campano, proponendo spettacoli con impronta partenopea, a scapito di iniziative tese a valorizzare la cultura locale, come richiederebbe un turismo di qualità.

La scommessa per il futuro, per chi si troverà ad amministrare, sarà quella di riuscire a tenere insieme l’ambiente con le particolarità che ne fanno un “locus amoenus” e gli aspetti di una città al passo coi tempi.

Auspico un maggiore coinvolgimento dei cittadini nella vita pubblica e nella fase decisionale, perché il loro contributo è fondamentale per individuare soluzioni vincenti.

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