
Quotidiano di informazione indipendente dell'Alto Sangro

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Visto il mio ruolo di Dirigente Veterinario del SSN, tra i cui compiti istituzionali figura anche “la tutela dell’incolumità delle persone nei rapporti con gli animali”, ritengo sia arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza sul problema della costante presenza di orsi nei centri abitati, che, peraltro, sussiste ormai da alcuni anni. In passato, in queste zone, era soprattutto il giovane Juan Carrito a compiere le sue scorribande, durante le quali, a parte i danni materiali, non aveva mai mostrato segni di aggressività verso l’uomo, guadagnandosi, oltre la notorietà, anche un alone di simpatia. Nello stesso periodo, era già stata segnalata anche un’orsa, denominata Bambina, che manifestava un comportamento simile, depredando piccoli allevamenti. In entrambi i casi, oltre ai danni materiali, l’unico pericolo paventato era soprattutto quello legato alla circolazione stradale, come poi, purtroppo, si è verificato con l’investimento di Juan Carrito sulla SS 17. Tale episodio è stato, purtroppo, solo l’ultimo della serie, dato che sono 11 gli orsi morti su strada negli ultimi 15 anni. La cosa non crea solo clamore mediatico, ma soprattutto la perdita di preziosi individui della ormai piccola popolazione di orsi marsicani che ancora popola le montagne d’Abruzzo.
La situazione attuale, invece, è notevolmente diversa. Abbiamo l’orsa Bambina che, oltre a compiere quotidianamente incursioni nelle zone periferiche dei paesi, si spinge anche nei centri abitati, ma, contrariamente agli anni passati, stavolta lo fa con i suoi piccoli al seguito.
Non si può non tener conto che, nonostante siano animali solitamente pacifici, una madre con la prole possa manifestare reazioni aggressive, qualora essa ravvisasse un pericolo per i propri cuccioli. Il rischio è amplificato dal suo status di animale “confidente”, cioè che ha perso la sua naturale diffidenza verso l’uomo e gli ambienti antropizzati. A tutto ciò si aggiungono i deprecabili comportamenti di persone che si avvicinano per scattare foto e video, come documentato sempre più spesso dalla loro pubblicazione sui Social Network; unesempio, balzato alle cronache nazionali, è il video dell’inseguimento dei plantigradi, visibilmente spaventati, da parte di un automobilista, che li ha poi costretti in un angolo. Non è difficile immaginare le conseguenze qualora l’orsa avesse deciso di reagire, poiché, con la forza che ha, avrebbe sfondato un finestrino senza il minimo sforzo.
Non vanno, inoltre, trascurati i danni economici che il protrarsi di questa situazione sta creando. E’ previsto dalla legge che per i danni materiali (uccisione di animali domestici e da reddito, saccheggio di orti e frutteti e danneggiamento di strutture e recinti) siano erogati ristori economici dai vari Enti (Regione, Parchi nazionali, ecc.), tuttavia, se per i piccoli allevamenti amatoriali, il risarcimento previsto potrebbe essere anche adeguato, va considerato che per le aziende da reddito la perdita economica può non essere strettamente legata al semplice danno materiale. Esistono, infatti, piccole realtà che lottano per sopravvivere, come qualche azienda agrituristica che, magari si sta faticosamente avviando per sfruttare la stagione estiva. Anche se tra la schiera dei turisti vi sono quelli che, magari, scelgono l’Abruzzo anche nella speranza di incontrare l’orso, ce ne sono tanti che invece, o perché hanno un cane al seguito o perché temono per i propri bambini, hanno chiesto rassicurazioni in merito, e qualcuno sta valutando la disdetta del soggiorno già prenotato.
Non da ultimo bisogna rilevare lo stato di crescente apprensione che la situazione genera tra la popolazione, specialmente tra coloro che abitano in agro dei nostri Comuni o tra coloro, che per hobby o per lavoro, rischiano un incontro ravvicinato. Suddetto malessere è ulteriormente aggravato dalla mancata attuazione dei protocolli d’intervento, esplicitamente previsti dal PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), da parte degli Enti che lo hanno sottoscritto (n.5 Regioni: Abruzzo, Molise, Lazio, Marche ed Umbria; tutte le Province, tutti i Comuni, tutti gli Enti che gestiscono Parchi e Riserve Naturali, ecc.).
Chiamando i numeri telefonici, delle strutture teoricamente preposte ad intervenire, non sempre si hanno risposte adeguate. Ad esempio, telefonando allo 08639113241, recapito del Servizio di Sorveglianza PNALM (attivo dalle dalle ore 8.00 alle 20.00, come se gli orsi, dopo quell’ora, non “lavorano”) si viene informati che la loro sono competenza è limitata ad eventuali sopralluoghi per l’accertamento di danni da fauna selvatica e, comunque, solo per i comuni del Parco Nazionale, anche se, poi, il PNALM ha sottoscritto una convenzione con la Regione Abruzzo per svolgere tale attività, anche fuori Parco.
Anche rivolgendosi al 1515, dalla Centrale Operativa dei Carabinieri Forestale, proprio a causa della mancanza di protocolli e personale specializzato, spesso si ottengono risposte non risolutive. Ad esempio, chiamando di notte, è capitato che si siano limitati a mettere in contatto l’utenza con la locale stazione dei Carabinieri (non Carabinieri Forestale, dei quali, di notte, non sempre c’è una squadra in servizio) che a loro volta sono stati costretti a proporre l’invio una pattuglia per un giro sul posto, anche se poi nessuno sa cosa fare per dissuadere gli animali dai loro attacchi. Io stesso, in qualità di Veterinario della ASL, durante i turni di reperibilità, ricevo spesso chiamate di persone in apprensione che, dopo aver fatto un giro di telefonate a vuoto, mi chiedono “chi altri possiamo chiamare?”. Non è possibile che la gente si senta dire per telefono, sempre che risponda qualcuno, “non vi preoccupate, avrete un risarcimento” oppure: “tirategli qualche petardo” oppure “chiudetevi in casa”. La dissuasione degli orsi confidenti, ampiamente prevista dal PATOM, non può e non deve essere affidata all’improvvisazione del singolo cittadino, sia perché non è escluso che la presenza dei cuccioli possa scatenare l’aggressività della madre, sia perché gli animali non sono stupidi ed impareranno, prima o poi, che un petardo fa solo rumore.
Riguardo alla prevenzione, sembrerebbe che le recinzioni elettrificate svolgano un ruolo importante, tuttavia il PNALM prevede contributi solo per il proprio territorio di competenza, mentre al di fuori, pare se ne occupi l’Associazione per la conservazione dell’orso marsicano ONLUS, con sede a Montesilvano (PE). Tuttavia, il problema non è tanto l’installazione della recinzione, ma la sua necessaria manutenzione, per la quale si è comunque lasciati soli. La cura dei recinti elettrici, soprattutto se si tratta di un perimetro di grandi proporzioni, considerato che basta un po’ di vegetazione che lo tocchi per farlo scaricare a terra. Si tratta di lavori piuttosto impegnativi, da svolgere con costanza, spesso non facilmente sostenibili. Sono molti quelli che parlano di notti insonni, di apprensione al minimo abbaiare dei cani, o per il timore che, per un temporale, qualche ramo secco possa finire sul recinto, vanificandone l’efficacia.
Guardando al futuro, se non vengono adottati i giusti provvedimenti, tra l’altro previsti dalla normativa vigente, tale situazione può soltanto peggiorare: infatti, i piccoli non stanno facendo altro che imparare questo comportamento aberrante dalla madre, con il risultato che, tra qualche anno, ci ritroveremo con una non trascurabile popolazione di orsi “confidenti”.
Considerato tutto ciò, senza voler assolutamente scavalcare le altrui competenze, credo che sia ormai più che necessario avviare un programma serio di sorveglianza congiunta, che preveda non solo il monitoraggio in tempo reale degli spostamenti degli orsi cosiddetti “confidenti”, mediante la prevista apposizione di radiocollare, ma anche un’efficace opera di dissuasione da parte di personale debitamente formato ed attrezzato allo scopo, oltre che, quando ritenuto possibile ed opportuno, anche una rieducazione alimentare dei soggetti. Qualora questi e/o altri provvedimenti fossero inefficaci, bisognerebbe, in ultima analisi, valutare pragmaticamente di confinare un eventuale soggetto particolarmente problematico in un’adeguata area faunistica, sempre meglio che rischiare l’ennesimo esemplare morto su una superstrada o, peggio ancora, per un fucilata di qualche imbecille, che si autogiustifica per il suo stato di esasperazione, come purtroppo già successo in passato.
A questo punto, emerge l’assoluta necessità di tutelare in maniera efficace, da una parte l’inestimabile valore della specie orso marsicano, simbolo dell’Abruzzo nel mondo, dall’altra la gente che si desidera continuare vivere da queste parti, sentendosi tutelata dalle Istituzioni.
I “risarcimenti per i danni da fauna selvatica”, che comportano una spesa non indifferente a carico dei vari Enti, dovrebbe essere solo una soluzione alternativa, qualora tutte le altre misure preventive avessero fallito, non l’unico provvedimento, come in pratica sta avvenendo già da diversi anni. Sarebbe, quindi, auspicabile che la questione fosse finalmente affrontata, con l’applicazione di quanto chiaramente previsto dal citato PATOM, con coordinamento ed efficace sinergia tra tutte le Istituzioni che lo hanno sottoscritto.
Dott. Maurizio D’Amico
Veterinario Dirigente
Servizio Veterinario di Sanità Animale
ASL n. 1 Abruzzo