L’Aria Condizionata è nemica del genio?

Il fisiologo dott. Katz di San Francisco ha raccolto una statistica dalla quale risulta che tutti i “geni” (artisti, scienziati, filosofi) hanno bisogno di caldo o di freddo e diventano sterili quando la temperatura ambientale è uniforme.(NdA lo sterile si riferisce alle idee!)

Se Richard Wagner fosse vissuto in una casa moderna, con aria condizionata (venticinque gradi d’estate e venti d’inverno), non sarebbe stato Wagner, ma un musicante da strapazzo.

Questa curiosa affermazione è stata formulata dal noto fisiologo americano di San Francisco, il quale ha raccolto una statistica sulle temperature ambientali più adatte alla vita dell’uomo e più proficue per il suo lavoro.

Nemico dichiarato delle “stanze climatizzate” degli ambienti con aria condizionata, il dott. Katz ha stabilito la legge, tutt’altro che peregrina, che noi non siamo fiori di serra e che, pertanto, la temperatura uniforme nuoce più che giovare, specialmente al sistema nervoso e alle funzioni psichiche.

Se l’uomo trascorresse intere giornate, per non dire tutta l’esistenza, in una temperatura ambientale fra i venti e i venticinque gradi centigradi, non avremmo più geni ma unicamente….un’aurea mediocrità. Il genio, per diventare tale, ha bisogno di patire il freddo o il caldo, di soffrire la fame o di versare nell’indigenza!. Così la pensa il dott. Katz. Dal canto nostro, potremmo aggiungere che il genio è spesso frutto dell’infelicità non solo interiore ma anche esteriore e che la storia insegna come, molte volte, artisti, pensatori, scienziati, abbiano di proposito cercato il disagio come stimolo alla propria vena creativa.

E’ noto che il poeta tedesco Friedrich Schiller poteva scrivere solo quando aveva i piedi nudi immersi in un catino pieno d’acqua gelata. Anche molti scienziati come Alexander Fleming, scopritore della Penicillina, ed Albert Einstein, autore della teoria della relatività, hanno sempre avuto bisogno del freddo per lavorare: senza freddo niente buone idee, diceva Einstein, e Fleming affermava che i suoi assistenti non dovevano gelare, no, ma dovevano avere in laboratorio una temperatura non superiore ai quattordici gradi!

I più celebri pittori di tutti i tempi e svariati scultori, hanno amato il caldo in modo spropositato: bisognosi di luce, di colore, quindi anche di gran calore, fu Goya, Leonardo da Vinci e Velasqueaz. Di Antonio Canova si racconta che, mentre modellava le sue statue, era frequentemente costretto a cambiar d’abito per il gran sudore di cui il suo corpo veniva inzuppato.

La categoria dei musicisti esigerebbe, piuttosto, repentini mutamenti di temperatura ambientale. Wagner, Schumann, Haydin erano soliti compiere lunghe passeggiate all’aperto, in qualsiasi stagione, prima di mettersi a tu per tu con il pentagramma; Wagner, dopo tutta quella buona dose di frescura, affrontava una doccia bollente e solo allora si sentiva in grado di tradurre quello che aveva abbozzato al pianoforte in uno spartito per cento e più strumenti. Di Beethoven si sa che, spesso, lasciava la sua abitazione e compiva interminabili peregrinazioni sotto la pioggia, a capo scoperto, in cerca di ispirazione. E gli scrittori? E i pensatori? Se Proust ebbe sempre bisogno di caldo (non meno di venticinque gradi), Bernard Shaw era solito lavorare, come Kant, in una stanza freddissima tenendo una coperta sulle ginocchia. Anche Stalin lavorava sempre al freddo, al pari di Clemenceau.

L’unica categoria di persone che rivela, secondo le statistiche del dott. Katz, un’assoluta inomogeneità di aspirazioni termiche è quella degli uomini politici. Forse perchè si tratta di individui provenienti, in genere, da varie altre attività e passanti poi alla politica in un secondo tempo. Lenin, per esempio, era estremamente freddoloso: tra i suoi collaboratori sono rimasti proverbiali gli sforzi che egli doveva compiere in pubblico durante i comizi, per non mostrare quanto soffrisse. Roosevelt, vecchio e poliomelitico, aveva invece bisogno costantemente di caldo ed anche l’ex dittatore ungherese Rakosi non poteva lavorare in uno studio riscaldato almeno oltre i ventidue gradi.

Sebbene non perda nessuna occasione per protestarsi fervente discepolo dell’ascetico Gandhi, persino Nehru soffre terribilmente il freddo; quello stesso freddo che invece lasciava indifferenti Napoleone, Garibaldi e Eisenhower (prima che i cardiologi lo mettessero in guardia sullo stato delle sue coronarie). In conclusione, mentre per un profano ignaro di statistiche, basate come quella del dott. Katz sui sillogismi della filosofia umana, la soluzione ideale sembrerebbe proprio quella di poter trascorrere comodamente tutta la vita in ambienti climatizzati con “aria condizionata” (soluzione solo in teoria rigorosamente scientifica); una temperatura uniforme non conviene mai ai “creatori” e agli “uomini eccezionali”: solo per costoro, infatti, il dott. Katz lascia intatta la possibilità di spalancare le finestre quando hanno troppo caldo o di girare la manopola del termosifone quando hanno troppo freddo.

L’energia termica che mantiene la temperatura dell’uomo sempre a un livello superiore a quella dell’ambiente in cui vivono, si sviluppa di continuo in tutti i tessuti perchè i processi chimici del ricambio hanno per effetto anche la liberazione di una certa quantità di calore.

Il nostro organismo perde continuamente calore per irradiazione della superficie cutanea, per conduzione agli oggetti con temperatura più bassa con i quali viene in contatto, per evaporazione proveniente dalla traspirazione cutanea e polmonare, per l’aria espirata e per i prodotti di escrezione che vengono emessi a una temperatura pari a quella dell’organismo. I diversi organi producono calore in quantità varia e anche in uno stesso organo la produzione può presentare oscillazioni notevoli secondo lo stato funzionale in cui si trova: per esempio, nei muscoli durante il movimento è molto maggiore che allo stato di riposo.

Anche gli alimenti producono, ovviamente, calore; si è arrivati, infatti, alla conclusione che le sostanze alimentari nella loro graduale scomposizione, dentro l’organismo, sviluppano più o meno la stessa quantità di calore che svilupperebbero bruciando al di fuori di esso.

Grazie a queste fonti di calore, attinte dal nutrimento quotidiano, l’uomo riesce a mantenere la temperatura del corpo ad un livello abbastanza costante, anche se le variazioni della temperatura esterna oscillano di molto; questo, mediante un complesso di delicati meccanismi, che operano in modo estremamente preciso ed entrano in azione appena si verifichi qualsiasi circostanza che minacci di turbare la temperatura individuale ideale.

Il sistema nervoso, senza dubbio, ha una parte molto importante nella regolazione della temperatura; con ogni probabilità le formazioni principali, deputate a questa funzione sono situate nella parte più centrale del cervello (diencefalo), sebbene la sede esatta dei “centri termoregolatori” non sia stata ancora esattamente delimitata e non se ne conosca nè l’intima struttura nè i rapporti. In generale si ritiene che gli stimoli termici periferici, provenienti dalla pelle e dalle mucose esterne, vengano trasmessi fino al cervello per via dei nervi di senso o anche a mezzo del sangue che passa continuamente dalle parti più esterne a quelle più interne del corpo.

Per quanto riguarda il modo come i centri termoregolatori esercitano, invece, la loro benefica influenza equilibratrice sugli organi tutti del corpo, sappiamo ben poco di preciso.

E’ però indubitato che il sistema nervoso, e il cervello in particolare, è al centro della termoregolazione. Questo è il punto, anche per il dott. Katz. Gli uomini dotati di un cervello particolare, i “geni” in altre parole, hanno anche centri termoregolatori differenti da quelli degli altri individui: ecco perchè, allo stesso modo in cui si scostano dalla norma in ogni manifestazione intellettiva, necessitano anche di temperature d’eccezione!

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